ESP8266 documentazione, risorse e tutto quello che serve per iniziare
Gen30

ESP8266 documentazione, risorse e tutto quello che serve per iniziare

esp8266-01Questo articolo nasce con l’intenzione di raccogliere il materiale disponibile per questa famiglia di moduli.

Il sito ufficiale di riferimento è esp8266.com, ci trovate un forum, una sezione dedicata alla documentazione e un blog non troppo attivo,  è invece attivissimo il subreddit dedicato, che e’ forse la comunity non ufficiale più partecipata.

Esistono più schede basate sul ESP8266EX di Espressif, è possibile trovare un elenco su questa pagina.

Se partite da zero questo instructable vi spiegherà i comandi AT, come installare il software su linux (tutto il software usato è disponibile anche per windows), come programmare la board usando la IDE di arduino  ESPlorer.
Qui potete trovare un pdf con l’ elenco con tutti i comandi AT per l’ESP8266.

 

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Unofficial Olimexino Nano pinout     (ver. 0.1)
Feb09

Unofficial Olimexino Nano pinout (ver. 0.1)

Same days ago I received my Olemixino nano, a little clone of arduino Leonardo, but when I searched for some documentation i didn’t find anything except for the schematics on the official site and the source files for Eagle (Olimexino nano schematics and source files) then I decided to draw the simple pinout you can see below. It’s only a beta version, I’ll add more contents, now there is just few indication:

  • how the pin it’s named on olimexino schematic
  • the physical pin of the atmega32u4
  • how refer to the pin in the Arduino IDE

Enjoy it!

Unofficial olimexino nano pinout v.0.1

Click on the image to see it at full resolution.
If you find some mistake please tell me in the comments. I’m sorry for my bad english, but this is my first english article.

You can find an italin version of this article here

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Pinout non ufficiale Olimexino nano (ver. 0.1)
Feb09

Pinout non ufficiale Olimexino nano (ver. 0.1)

Alcuni giorni fa ho ricevuto la mia Olimexino nano, una scheda compatibile con arduino Leonardo, in versione miniaturizzata, pensata per un utilizzo in ambito wearable.

Il prezzo e’ stato uno dei fattori principali che mi ha spinto a prendere questa board, sono riuscito ad averla a casa con soli 12 euro, spese di spedizione comprese, decisamente un ottimo prezzo.

La prima cosa che ho fatto appena arrivata è stato aprire la confezione per controllare che tutto funzionasse, ecco la prima sorpresa, avevo creduto ingenuamente che i connettori fossero dei normali connettori con passo da 2,54 mm., in realta’ sono molto più piccoli e ovviamente anche i fori sono di dimensioni ridotte, morale della favola i normali jumper non ci passano, quindi ho dovuto crearmene una manciata usando degli spezzoni dei terminali di alcune resistenze per creare degli jumper con i pin piu’ sottili. Un altra sorpresa, ma qui potevo controllare prima, è stata scoprire che l’unica documentazione a riguardo erano lo schema elettrico e i files di Eagle per la realizzazione del circuito stampato reperibili sul sito Olimex (schema elettrico e files di Eagle), quindi non mi sono scoraggiato e ho realizzato il pinout che potete trovare qua sotto. Un altra differenza con la Leonardo e’ il voltaggio della logica, sulla Olimexino nano non è di 5 volt ma di 3,3, quindi ricordatevene quando dovrete aggiungerci hardware. Di positivo ha già montato un connettore per microSD, e probabilmente la scelta del voltaggio operativo è dovuto anche a questo, e l’IDE l’ha riconosciuta al volo come arduino leonardo, senza bisogno di dover installare driver o modificare nessun file di configurazione.

Unofficial olimexino nano pinout v.0.1

Cliccate sull’immagine per vederla ingrandita.

Per ora il pinout è incompleto e riporta solo la definizione dei pin sullo schema elettrico Olimex, il relativo pin fisico del micro e come riferirsi ai vari pin nella IDE arduino. Prossimamente aggiungerò altre informazioni.

Se trovate errori o imprecisioni avvisatemi commentando qua sotto.

Visto che mancava documentazione ho pensato anche di tradurre l’articolo in inglese, riducendolo all’essenziale per evitare errori.

English version

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Costruire una batteria aria-alluminio. Secondo tentativo.
Feb01

Costruire una batteria aria-alluminio. Secondo tentativo.

Batteria aria-alluminio finitaDopo i primi esperimenti deludenti con questo tipo di batteria, ho pensato a come poterla migliorare.

Innanzitutto ho collegato in serie più elementi per poter avere un voltaggio utilizzabile, i 0,55 volts ottenuti con l’acqua salata erano pochi, e anche mettendo del succo di limone al posto della soluzione salina i volt non sono mai saliti oltre gli 0,77, troppo pochi anche per molti step up. Un altro aspetto a cui ho dedicato una cura maggiore è stata la robustezza della batteria finita, per quanto funzionante, il primo modello non era in grado di resistere a piu’ di qualche minuto di utilizzo nella vita reale.

Curiosando in rete ho notato che in molti non usavano carbone attivo, ma semplice carbone di legna, o la mina delle matite che dovrebbe essere un impasto di carbone, grafite e argilla, più la matita è morbida, più carbone contiene la mina.

carbonciniNon avendo in casa una quantità sufficiente di matite da sacrificare ho pensato di usare del carbone, quindi ho preso alcuni pezzi di tondello in faggio del diametro di 10 mm. e lunghi circa 5-6 cm. , li ho forati su un lato per poterci collegare facilmente l’elettrodo e, dopo averli avvolti in più strati di carta stagnola, li ho messi in un fuoco di legna per circa 15 minuti. Passato il quarto d’ora li ho tolti dal fuoco e ho controllato il risultato, purtroppo durante il processo di carbonificazione si sono piegati, e su 7 pezzi solo due non si sono spezzati o scheggiati.

Costruire il resto della batteria è stato facile, mi è bastato avvolgere i carboncini in carta assorbente inzuppata con soluzione salina satura, quindi ricoprire il tutto con della carta stagnola, comeBatterie aria-alluminio fatte con carbione normale potete vedere nella foto. Ho voluto testare due tipi diversi di copertura in alluminio, una semplicemente avvolgendo un foglio di carta d’alluminio (o stagnola) attorno al corpo della batteria, mentre nella seconda batteria ho tagliato una strisciolina di alluminio e l’ho avvolta a spirale attorno al corpo centrale.

Nonostante le differenze costruttive le prestazioni delle due batterie si equivalgono, riescono a produrre una tensione di 0,45 volt e una corrente di 3-4 mA per ogni elemento, decisamente lontane dalle prestazioni ottenibili usando il carbone attivo, anche se avendo un nucleo in un solo pezzo la produzione di energia è più stabile rispetto alle batterie con nucleo in polvere. La caratteristica principale che distingue il carbone normale dal carbone attivo è che quest’ultimo ha una porosità molto maggiore rispetto al carbone normale, il che gli permette di trattenere una maggiore quantità di aria, quindi di ossigeno, che è uno dei due componenti essenziali in questo tipo di batteria.

Un altro aspetto che ho voluto cambiare rispetto alle batterie costruite fin’ora è stato il tipo di alluminio utilizzato, non più carta stagnola ma delle piastrine ottenute tagliando una lattina.

Rivestimento interno lattine

Come potete notare dal multimetro impostato come ohmetro, la resistenza del rivestimento della lattina e’ superiore ai 200 kohm.

Ho preso una lattina, e dopo aver eliminato il fondo e la parte superiore ho tagliato il tubo ottenuto in modo da avere un foglio di alluminio di spessore decisamente superiore rispetto alla carta stagnola. L’alluminio delle lattine è protetto da vernice, anche la parte interna. Come potete vedere dalla foto qui a fianco, l’interno è ricoperto da una protezione trasparente, che oltre a riparare le bevande dal contatto diretto con l’alluminio fa da isolante elettrico, questo non va bene, ho  eliminato questo strato isolante usando della carta vetrata a grana fine (120).

A questo punto ho diviso la lattina in 5 strisce e le ho piegate circa a 3 mm. dal centro, così facendo avrò del metallo in eccesso da poter piegare in seguito per fissare facilmente i cavetti alle piastrine.

lamierinielettrodi alluminiofissaggio cavetti

 

 

 

E’ il momento di  “crimpare” i cavetti usando delle pinze, cercando di ottenere un buon fissaggio meccanico. Spellare un po’ di filo in più rispetto allo stretto necessario e ripiegadolo ottenendo una specie di pallina in rame alla fine del cavetto, aiuterà ad avere una maggiore resistenza meccanica.

soluzione salina saturaOra bisogna preparare l’elettrolita, sebbene il succo di limone si sia dimostrato più performante rispetto alla soluzione salina ho preferito usare la seconda perchè è piu’ stabile nel tempo rispetto al succo di limone, che tende a perdere acidità, quindi efficacia, in un giorno o due. Per ottenere una soluzione salina satura basta scaldare dell’acqua fino ad ebollizione ed aggiungerci del sale da cucina fino a quando smetterà di sciogliersi e si depositerà sul fondo.

E’ il momento di preparare il cartoccio di carbone attivo. Ho tagliato delle striscioline di normale asciugatutto a misura delle piastrine preparate prima, facendo in modo di avere della carta di avanzo lungo i lati lunghi, così da poterla ripiegare per tenere il carbone al suo posto. Per ogni elemento della batteria ho utililzzato circa un cucchiaino da caffè, o meglio da cappuccino, di polvere di carbone attivo. Una volta ripiegato il cartoccio è importante che non restino attaccati dei granelli di carbone sul lato esterno dello stesso, altrimenti ridurrebbero l’efficacia della batteria.

Carta assorbenteDosaggio carbone attivoCartoccio

 

 

 

Per ridurre in polvere il carbone attivo ho usato mortaio e pestello, se vedere pezzettini di carbone schizzare in giro non è un problema per voi può andare benissimo anche un martello. Evitate di mettere il carbone attivo in un tritatutto, il carbone è parecchio più duro della plastica del tritatutto e l’unica cosa che otterrete sarà quella di graffiare irrimediabilmente il contenitore, non ho fatto delle foto ma fidatevi, il tritatutto non è stata una buona idea.

Ok, ora che tutti i componenti sono pronti non resta che assemblarli, ho messo un cartoccio in ogni “guscio” d’alluminio, collegandoli in serie, cioè mettendo il filo collegato alla parte in alluminio del primo elemento dentro al carbone del secondo elemento, e cosi’ via. I singoli elementi vanno isolati tra di loro, per farlo li ho ricoperti di nastro isolante e american tape. A posteriori posso dire che inframezzare i vari elementi con dei fogli in plastica sarebbe stata una scelta migliore. Una volta collegati tutti gli elementi tra di loro li ho protetti usando due pezzi di compensato con due fori passanti, tenuti insieme da due viti. I terminali della batteria sono collegati al alluminio del primo elemento e al carbone del quinto. ho rinchiuso il tutto tra due pezzi di compensato per avere una maggiore resistenza agli urti e voilà batteria finita!

assemblaggio batteria 1elemento finitopila due elementiinscatolamentobatteria finita

 

 

 

 

 

 

 

E’ il momento della verità, quanta energia sarà in grado di produrre? La prima misurazione effettuata è stata di 1,5 volt, pochi, troppo pochi per una pila di 5 elementi, c’e’ qualcosa che non va. Ho ricontrollato velocemente la batteria e probabilmente la vite del contenitore, spingendo sui cavetti della batteria, li spostava creando dei cortocircuiti tra i vari elementi, ho quindi tolto la batteria dal contenitore e dopo aver sistemato i cavetti ho ripetuto le misure, 2,35 volt senza carico, non male, anche se speravo di superare i 2,6. La vera sorpresa è stato scoprire che era in grado di erogare una corrente di ben 150 mA, che forse non sono molti per una batteria commerciale, ma sono il triplo rispetto a quanto ero riuscito ad ottenere col primo prototipo, più che sufficienti per alimentare un led o un microcontrollore con qualche semplice sensore.

2350mV149mAE’ finita qui? Certo che no, rispetto alla prima versione ci sono stati dei migioramenti, usare del alluminio di maggiore spessore ha stabilizzato tensione e corrente rispetto al primo prototipo, probabilmente perchè la pressione sul nucleo in polvere è più uniforme. I tamponi imbevuti di elettrolita che si toccano nella parte superiore della batteria ne riducono l’efficienza, quindi proverò a migliorare l’isolamento tra i vari elementi, questo dovrebbe permettermi di arrivare a 0,55×5 2,75 volt usando 5 elementi, raddoppiandone il numero potrei tentare di alimentare qualche gadget usb e con una superficie maggiore potrei anche aumentare la corrente prodotta. Restate sintonizzati, presto pubblicherò la versione definitiva della batteria, obbiettivo 5 volt e almeno 300 mA.

Se siete sempre a caccia di idee nuove per le vostre realizzazioni vi ricordo la pagina facebook di 1001 progetti, ogni giorno curiosità, idee e hack dalla rete.

 

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Come silenziare il mouse
Gen15

Come silenziare il mouse

Per chi dorme vicino a utilizzatori notturni di pc, il click del mouse puo’ diventare un vero incubo, quindi per mantenere la pace in casa, eccovi come modificare il vostro mouse per ridurre motevolmente la rumorosità dei click.

mouse silenzioso fai da teIl mouse di partenza e’ uno di quelli economici, per modificarlo sarano necessari uno o due tappi di sughero, della colla istantanea (cianoacrilato) e del nastro isolante o del nastro telato.

Gli unici attrezzi necessari saranno un cacciavite a croce, un taglierino e delle forbici.

 

Iniziamo aprendo il mouse, basterà svitare la vite che si trova sotto al mouse, scheda madre mouse modifichesepariamo la scocca dalla scheda madre e iniziamo a lavorare su questa.
Togliamo la rotella dal suo alloggiamento sfilandola come indicato dalla freccia n.1 e apriamo gli interruttori indicati dalle frecce n. 2.

Per aprirli basterà infilare una lama al di sotto della linguetta della parte superiore e apertura microswitchallargarla leggermente facendo leva.

Attenzione, questa e’ una fase delicata, fate attenzione a non rompere la linguetta, a non tagliarvi e a non perdere i due pulsantini rossi.

 

Microswitch apertoIl responsabile dei click del mouse è quella piccola lamina che attraversa l’interruttore per tutta la sua lunghezza. Se provate a premerla con un dito vi accorgerete che il rumore del click è attenuato notevolmente dal contatto del vostro polpastrello, quello che andremo a fare ora è ricoprire questa linguetta con del nastro isolante, questo ridurrà notevolmente le vibrazioni della linguetta ad ogni click.

modifica-pulsante-mouseNella foto qui accanto potete vedere come NON mettere il nastro isolante, come evidenziato dalla freccia il nastro isolante è andato a finire tra i due contatti, compromettendo il collegamento elettrico tra i due, è indispensabile per il buon funzionamento del mouse che il nastro isolante non vada ad interferire col contatto della linguetta metallica col terminale indicato dalla freccia. A questo punto basta richiudere il pulsante e rimontare il mouse e potrete aprezzare da subito la notevole riduzione del click emesso dal tasto. Non ho strumenti di misura che possano indicare di quando si e’ abbassato il rumore del click, ma a orecchio direi che così è possibile ridurre la rumorosità del mouse del 50%.

E fin qua niente di nuovo, decine di siti riportano questa procedura, ma arrivato a questo punto ho voluto andare oltre.

Il guscio plastico del mouse mi dava l’impressione di non ridurre il rumore dei click, anzi sembrava quasi facesse da cassa di risonanza quindi ho deciso di ammutolirlo.

sugheroQui entra in scena il tappo di sughero. Tagliate i tappi di sughero, usando un taglierino, lungo la lunghezza ricavandone delle strisce rettangolari spesse circa 1-2 mm. con queste andremo a ricoprire l’interno della scocca del mouse usando la colla per fissare il sughero alla plastica del guscio.

Iniziate dalla parte sotto ai pulsanti, facendo attenzione a lasciare lo spazio necessario ai pulsanti per funzionare correttamente, poi ricoprite il resto, un pezzetto alla volta, sagomandolo se serve, come in un mosaico. Finita la parte superiore de guscio passate alla parte inferiore, qui mi sono limitato a ricoprire le fasce laterali e il “pavimento” evitando di mettere del sughero al di sotto del circuito stampato, per evitare problemi al momenti del rimontaggio.

Silent mouse finito

A questo punto basterà rimontarlo e il vostro mouse silenzioso sarà pronto. L’aggiunta del sughero smorza ulteriormente i click del mouse, rendendoli piu’ ovattati, se l’aggiunta del nastro isolante ha ridotto la rumorosità del mouse del 50% il sughero aggiunge un’ulteriore riduzione del 10% del volume dei click.

A distanza di giorni dalla realizzazione stavo pensando che utilizzando dei tappi per orecchie anzichè dei normali tapi in sughero si dovrebbe ridurre in maniera molto piu’ significativa il click.

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Generatore di segnali con smartphone
Dic05

Generatore di segnali con smartphone

generatore segnali finitoRealizzare un generatore di segnali usando uno smartphone è tutt’altro che complicato, per farlo avrete bisogno di un jack stereo della dimensione adatta al vostro smartphone, del cavo e tre morsetti a coccodrillo due rossi e uno nero. Vi bastera’ collegare il morsetto nero alla massa del jack (la massa è la linguetta piu’ grande) e i due coccodrilli rossi alle altre due linguette, ovviamente tra i morsetti a coccodrillo e il jack metteteci del cavo, meglio se schermato. Nel mio caso ho usato una vecchia prolunga, e siccome i fili avevano colori strani (giallo, rosso e verde) ho usato il tester per scoprire quale filo era collegato a massa. La punta del jack è collegata al canale destro, l’anello centrale al canale sinistro, e la parte finale alla massa.

cavetto e connessioni jack

Sul lato software vi bastera’ scaricare la app piu’ adatta al vostro cellulare. Per i possessori di smartphone android consiglio Waveform generator disponibile anche in versione lite gratis. Per i possessori di I-phone consiglio Sig Gen.

Una volta installata l’applicazione vi basterà collegare il jack al telefono ed avrete un generaore di segnali funzionante.

Per maggiori info potete leggere questo articolo su Make.

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